Le discipline plastiche permettono alla fruizione di
poter cogliere con immediatezza l'impatto con l'idea materializzata nei
materiali usati: legno, marmo, calco.
Silvya Miccoli fissa in essi i caratteri non solo antropologici ma
soprattutto quelli intimistiche ne esprimono la vera identità.
Maria Dora Di Giacomo (Tratto da "Senza Titolo" n° 004
anno 02 pg. 113)
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Imprimere nella materia le caratteristiche figurali che identificano
una sensazione, dei caratteri armonici o la loro sintesi, o un messaggio
palese, latente o codificato, significa dare corpo all'idea progettuale
che Silvya Miccoli, più come artista che come docente, ha voluto
consegnare alla storia delle arti visive.
Allo scavare, togliere, affinare per giungere alla voluta, desiderata e
consacrata, nel tempo passato, tecnica della rifinitura lineare e
sinuosa della linea figurale, Silvya Miccoli ha preferito comporre,
aggiungere, costruire il manufatto che deve comunicare l'idea concreta
della manipolazione dei calchi espressivi. Ciò le dà la sensazione di
"creare" un manufatto che interpreti, nelle variegate forme,
stati d'animo ed emozioni in cui la fruizione possa ritrovarsi e
confrontarsi.
Prende corpo in tal modo il personaggio che emerge dal bassorilievo o
che viene concepito nella tipica e classica tridimensionalità.
Il rapporto non cambia perché nei suoi "prodotti", di cui
coglie l'essenza, coagula l'intimo desiderio di realizzare un clone
visivo dell'immagine interiore ed esterna di cui è riuscita a captare
le personali espressività. |

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Ha importanza per lei quanto il prodotto rappresenta e
comunica nella volumetrica e corposa dimensionalità identificativa per
poterne avere poi il riscontro nella percezione visiva.
Vito Caracas (Tratto da "Senza Titolo" n° 004
anno 02 pg. 113) |
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